Bambini “invisibili” ma onnipresenti sui social network: quali rischi?

Children using technology

Non hanno ancora un loro profilo sui social network, ma sono convinti di  conoscere bene gli strumenti tecnologici, perché vengono usati quotidianamente da genitori, zii e nonni; altri hanno già un proprio account, che utilizzano per parlare con cuginetti o amichetti. Sono stati definiti “gli invisibili”: bambini presenti sui social network, senza che nessuno se ne accorga e senza che sappiano, da soli, come proteggersi.

Non sono solo su Facebook, ma anche su YouTube, Snapchat, Instagram, Musical.ly, tutte piattaforme conosciute e usate dai bambini ben prima della fatidica soglia dei 13 anni. Magari non riescono a spiegare a parole cosa sia un social network, ma sanno benissimo come “smanettare” su smartphone e tablet.

I dati evidenziano, infatti, che l’età media di utilizzo del primo cellulare, di accesso ad Internet e apertura del primo profilo social, tra i ragazzi della fascia 11-13 anni, si aggira intorno ai 9 anni di età (Dati Osservatorio Nazionale Adolescenza).

I primi passi sui social network

Fin dalla nascita, i bambini si trovano immersi in rete, tra foto, video o post condivisi dai loro stessi genitori. Spesso il primo incontro con il papà, quello in sala parto, è mediato dallo schermo di uno smartphone con cui si cerca di riprendere il momento della nascita o di catturare le primissime immagini, da condividere subito via WhatsApp con parenti e amici.

“In un tempo dominato dai social media, anche i bambini, molto prima di acquisire una propria soggettività, trovano un posto all’interno di queste reti sociali attraverso gli account dei propri genitori. Sui social le persone condividono ogni genere di esperienza e quella di essere diventati genitori non sembra fare eccezione” (Tratto dal libro Nasci, cresci e posta di Simone Cosimi e Alberto Rossetti).


Non deve stupirci, quindi, se crescendo un bambino arrivi a considerare importante e normale la condivisione continua di contenuti privati sui social, perché sin da piccolo gioca ad imitare l’adulto nei suoi atteggiamenti e comportamenti, compresi quelli legati allo smartphone.


Quali sono i rischi per bambini e preadolescenti?

Ci troviamo in un contesto che si evolve molto rapidamente, sempre proiettato al cambiamento; non si fa in tempo a conoscere il funzionamento di una app, di un social o di un sistema di messaggistica istantanea, che già ne esistono versioni nuove e differenti, e gli adulti spesso non riescono a tenere il passo e sono essi stessi ignari dei rischi e dei pericoli della rete.

Si tratta di strumenti utili, dalle mille potenzialità, che possono rappresentare una grande risorsa, ma altrettanto pericolosi per bambini e adolescenti, se non vengono adeguatamente formati ed educati. Sono, infatti, progettati per essere utilizzati con grande facilità sin dalla più tenera età, producono un coinvolgimento totale nello spazio digitale, tanto che spesso si mettono in secondo piano i potenziali rischi, le tracce che lasciano, la vastità e la persistenza dei messaggi lanciati.

Non è certo la pubblicazione sporadica, una volta ogni tanto, delle foto dei bambini a costituire un pericolo immediato, quanto piuttosto l’abitudine a farlo in modo compulsivo e ossessivo, come se fosse impossibile stare online o utilizzare la tecnologia in modo differente. Esistono rischi reali come il digital kidnapping, ossia il rapimento digitale, la sottrazione dell’identità del minore o l’uso pedopornografico delle foto.

E’ fondamentale fornire ai genitori, anzitutto, gli strumenti per capire cosa stanno facendo, per comprendere che quando si pubblica un contenuto lo si sta cedendo alla piattaforma, senza conoscere la reale ampiezza del pubblico che verrà poi raggiunto.

Redazione AdoleScienza.it

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