Abbuffate di Serie TV: la nuova moda dei giovanissimi. Quando finisce la passione e inizia la dipendenza?

La scuola è finita, questo significa tanto tempo libero per i ragazzi che spesso non hanno sviluppato passioni o hobby che li distacchino dal cellulare/computer. Il tanto tempo libero porta i ragazzi spesso ad “abbuffarsi” di cellulare e in modo particolare di serie TV, la moda del momento. Tante ore spese con il cellulare di solito su un divano o letto.

Vi riportiamo un’interessante articolo della dott.ssa Manca proprio sulla questione passione o dipendenza quando si parla di serie TV.

Oggi i ragazzi tendono ad abbuffarsi di tutto ciò che è legato alla rete e alla tecnologia: quasi ogni loro azione è mediata dallo smartphone o comunque da uno schermo. Per la disperazione dei genitori trascorrono ore attaccati ai videogiochi e ore a guardare serie in streaming, puntata dopo puntata. Un abbuffarsi di serie chiamata Binge Watching e di videogiochi che non sempre però si tratta di una dipendenza o di un comportamento patologico.

Non ci dimentichiamo quanto l’effetto omologazione e contagio sia influente sulle loro emozioni e sui loro comportamenti: è il loro mondo, loro rispondono agli stimoli che gli vengono dati e a ciò che fa la massa. Bisogna sempre contestualizzare, capire quando finisce la passione, il piacere e inizia il bisogno e la dipendenza, per evitare di fare di tutta un’erba un fascio, perché non tutti i ragazzi che trascorrono ore attaccati agli schermi sono schiavi o diventano succubi. È ovvio che quando si tratta di abbuffate di videogiochi o di serie in streaming si crea ancora di più un muro tra genitori e figli. Gli adulti difficilmente comprendono questo atteggiamento e questo comportamento dei figli, infatti a volte arrivano fino a sequestrare, punire, far sparire, staccare le spine o togliere la connessione wi-fi, generando non pochi problemi in famiglia.

Ci sono delle differenze da fare ed è importante capire il senso del comportamento del figlio. A volte serve essere più elastici e non generalizzare per evitare fratture importanti tra adulti e adolescenti, che si sentono gli eterni incompresi. È implicito che se un figlio ha un problema di dipendenza vada aiutato, ma non tutto è dipendenza e per tale ragione bisogna imparare a riconoscere i segnali e capire quando e come intervenire. È indubbio, però, che un intervento drastico, legato a delle motivazioni personali, non  sempre sia la soluzione più adatta perché se c’è la dipendenza, c’è anche l’astinenza che va contenuta. Per tale ragione è sempre consigliabile una desensibilizzazione sistematica piuttosto che un’interruzione improvvisa.

Differenza tra passione e dipendenza

La passione, nonostante porti anche a trascorrere molte ore davanti ad uno schermo, ci porta a mettere in atto determinati comportamenti per il piacere di farlo, senza creare uno squilibrio interno in assenza dell’oggetto di piacere. Per quanto riguarda invece la dipendenza è vincolante, non è legata al piacere ma al bisogno di doverlo fare e il fatto di attaccarsi al videogioco o di iniziare la visione di una serie in streaming ricrea una sorta di equilibrio interno che non si crea in assenza dello schermo. La differenza, dunque, sta nel modo con cui si vive quel determinato momento: nel primo caso è una scelta, mentre nel secondo è un “doverlo fare”, si ha un bisogno irrefrenabile e diventa una necessità. Quando si è dipendenti non si è in grado di scegliere e diventa una sorta di obbligo il dover fare quel tipo di azioni.

Inoltre, un aspetto molto importante da sottolineare, è che il diventare dipendenti non dipende strettamente dal tempo trascorso con gli occhi su uno schermo, ma dalla modalità e dai vissuti interni: bisogno, ricerca, scarico transitorio per poi ripartire mentre il circuito del piacere, invece, porta ad una ricerca e ad un appagamento emotivo.

Per capire se si tratta di dipendenza a cosa bisogna fare attenzione?

Ecco i 5 segnali d’allarme per capire se sono presenti problematiche di dipendenza legate alla tecnologia:

1) Dedicare il proprio tempo in via esclusiva a quel tipo di azione perché si sente l’esigenza di doverlo fare.

2) Atteggiamento emotivo “particolare” nei confronti dell’oggetto della dipendenza, come per esempio difficoltà a staccarsi, a mettere un freno e un punto e la sensazione di bisogno. Quando non si riesce a soddisfare le proprie esigenze si prova uno stato di irrequietezza e agitazione interna.

3) Presenza di sintomi fisici come per esempio mal di testa, dolori al collo, bruciore agli occhi, problemi digestivi e difficoltà nel dormire, come l’insonnia.

4) E’ presente un’interferenza con la qualità della vita: ad esempio saltano le abitudini e gli equilibri come il ritmo sonno-veglia, le routine alimentari e il tempo libero viene dedicato prettamente a questo tipo di attività.

5) Vengono date continue giustificazioni legate all’incapacità  e all’impossibilità di staccarsi dallo schermo e di dedicarsi ad altro.

Quali sono i rischi?

I rischi principali legati a queste dipendenze tecnologiche sono relative alla perdita del contatto sociale, a un vissuto di distaccamento dalla realtà, alla presenza di problemi emotivi, di controllo degli impulsi e di autoregolazione o di regolazione dei propri stati interni. Si rischia di andare a condizionare diverse aree della propria vita, come intaccare il rendimento scolastico o lavorativo, le amicizie e i rapporti con amici o parenti. Nei casi più gravi ci si estranea anche da se stessi, ci si annulla completamente e non si riconoscono neanche più i propri bisogni, ma si vive plasmati completamente su tutto ciò che è legato all’oggetto della dipendenza.

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

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