Turismo sessuale. Italiani ai vertici come consumatori di prostituzione minorile

Uomo, di età media intorno ai 30 anni e con un buon titolo di studio. È questo il profilo tipo del sex offenders tracciato da Ecpat, Ending Child Sexual Exploitation, la onlus che da quasi 30 anni si occupa di protezione dei minori. Gli italiani sono ai vertici della classifica mondiale dei consumatori sessuali di prostituzione minorile all’estero.

Un triste primato, quello dei viaggiatori del sesso, che il nostro paese si è guadagnato nell’intraprendere vacanze, ma anche viaggi di lavoro, dove l’occasione sessuale viene “colta” sempre più spesso, quando la partenza non è addirittura organizzata proprio con questo scopo. 

Sono oltre 80mila gli italiani che ogni anno vanno a caccia del piacere durante i loro viaggi, un piacere che cercano tra le “braccia” dei minori. Tra le mete preferite, Thailandia, Brasile, Kenya, Moldavia e l’est Europa.

Sono soprattutto uomini di età compresa tra i 20 e i 45 anni i viaggiatori che vanno a caccia di minori. «Manca una cultura sui diritti dell’infanzia e questo contribuisce ad accrescere il fenomeno – spiega Yasmin Abo Loha, segretario generale di Ecpat Italia – basti pensare che la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza il 20 novembre prossimo compirà 30 anni».

Ad interessare i consumatori di prostituzione minorile sono soprattutto ragazzine e ragazzini, specie quelli particolarmente giovani, a volte addirittura bambini. «Un business che questi paesi esteri, poveri e privi di cultura, sfruttano avendo capito che si tratta di soldi facili e veloci – precisa Yasmin – un po’ come accade anche qui in Italia, anche se in maniera diversa, dove c’è chi per aiutare il nucleo familiare si prostituisce in casa». Un fenomeno diffuso tra casalinghe e studenti che per pagarsi gli studi universitari si prostituiscono.

Un 65% di chi parte anche per viaggi di affari finisce per cedere alle “lusinghe” della prostituzione, anche quando il viaggio non viene fatto con questo scopo. 

Tra i consumatori di prostituzione minorile, solo il 5% è un pedofilo che rientra nei criteri diagnostici del DSM, ovvero del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, utilizzato da psicologi e psichiatri. Solitamente questo tipo di turista si muove di preferenza sul web, dove va a caccia di bambini piccoli. Per evitare di farsi scoprire, inizialmente coltiva il contatto a distanza e solo successivamente si reca sul posto.

Accanto a loro però ci sono anche altri, ovvero quelle persone alle quali è capitato di consumare un rapporto con un minore e di averci provato piacere tanto da voler ripetere nuovamente l’esperienza e da voler reiterare quello che, ci teniamo a ricordare, è un reato.

Sono questi i meno esperti e quindi i più facili da intercettare, rispetto ai pedofili da “manuale”. «La grande sfida del futuro è proprio questa – spiega Yasmin – il turismo sessuale maschile e femminile ormai ha cambiato volto e approccio, bisogna saperli riconoscere e capirne le evoluzioni». Un approccio che è diverso quando il turista sessuale è un uomo o una donna: «Solitamente l’uomo tende a cambiare partner sessuale, è raro l’innamoramento. La donna invece, una volta individuato il suo “toy boy”, lo vive come l’attrattiva della sua vacanza».

«La criminalità organizzata, la più grande multinazionale al mondo ha ormai intercettato questo bisogno e quadruplicato il materiale pedopornografico che circola sul web, specie sul dark web dove sfugge al controllo. Fortunatamente l’Italia ha una delle leggi migliori al mondo per punire chi commette questo reato anche nei paesi esteri».

Non ultimo il fenomeno degli italiani che una volta andati in pensione scelgono di trasferirsi in questi paesi poveri, anche per dare sfogo alla loro piacere di andare con i minori.

Per saperne di più. https://www.ecpat.it

 

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