Psichiatri Italiani: Attenzione! Sono 300mila i giovani dipendenti da internet

L’abuso di tecnologia causa una sovra-stimolazione sensoriale

La tecnologia comporta una modificazione dei concetti di tempo e spazio, permettendo di osservare una profonda accelerazione dei ritmi di vita e allo stesso tempo riducendo le distanze. “Tutto questo comporta una sovra-stimolazione sensoriale”, chiarisce Gemma Lacaita, direttore socio sanitario della Asst Fbf-Sacco di Milano, “tutti siamo sottoposti a sempre maggiori stimoli, che possono comportare importanti conseguenze sul benessere psichico individuale”. 

“Gli adolescenti di oggi sono stati correttamente definiti ‘nativi digitali’, prosegue Claudio Mencacci, direttore Dipartimento Neuroscienze e salute mentale dell’ASST FBF-Sacco di Milano e autore, insieme a Giovanni Migliarese, del volume ‘Quando tutto cambia. La salute psichica in adolescenza’. “Questa terminologia sottolinea che l’adolescente vive il proprio sviluppo identitario in un mondo in cui uno degli aspetti centrali è rappresentato dalla tecnologia. Diviene quindi fondamentale cercare di comprendere quale possa essere l’effetto di questi strumenti nel percorso di modellazione cerebrale adolescenziale”.

300mila ragazzi tra i 12 e i 15 anni sono dipendenti da internet

I dati ISTAT segnalano che quasi il 95% dei ragazzi tra i 14 e 19 anni utilizza internet. In Italia sono stimati in 300 mila tra i 12 e i 25 anni quelli con dipendenza da internet. Ragazzi che sviluppano una vera e propria dipendenza da internet o dal gaming o dai social network, possono farlo a discapito anche della propria vita reale, scolastica e di relazione, rischiando di isolarsi.

Il 10% dei giovani è insoddisfatto della propria vita

In Italia oggi vivono circa 8 milioni e 200 mila giovani tra i 12 e i 25 anni. Una platea ampia di ragazzi su cui sarà costruito il nostro futuro. Di questi circa il 10% (dati ISTAT) si dichiara globalmente insoddisfatto della propria vita, delle loro relazioni amicali, familiari e della loro salute. Questo dato segnala che un numero estremamente significativo di giovani è in una situazione di difficoltà emotiva, confermata dalla prevalenza, sempre attorno al 10%, di forme depressive o ansiose in questa fascia d’età. È a questi 800 mila giovani che bisogna prestare attenzione facilitando il riconoscimento di tutti quei fattori “tossici” che possono favorire l’esordio e il mantenimento di patologie psichiche.

Gli aspetti a cui prestare attenzione

Accanto a fattori riconosciuti (sostanze stupefacenti, stress, maltrattamenti e violenza, abusi) negli ultimi anni sempre più attenzione è stata posta al possibile ruolo della tecnologia. Gli adolescenti di oggi sono stati correttamente definiti “nativi digitali” e vivono il proprio sviluppo identitario in un mondo in cui uno degli aspetti centrali è rappresentato dalla tecnologia. Quale può essere l’effetto di questi strumenti nel percorso di modellazione cerebrale adolescenziale, soprattutto in caso di eccessiva esposizione a questi mezzi? Nella letteratura internazionale sono presenti numerosi studi che segnalano gli effetti sullo sviluppo cerebrale dell’utilizzo eccessivo di smartphone, gaming, internet e social network. Un dato interessante, seppur preliminare, deriva dal riscontro di vere e proprie modificazioni della materia bianca (prevalentemente dei fasci di connessione cortico-subcorticali) in ragazzi con dipendenza marcata da smartphone che ricalcano, almeno in parte, quelle già riscontrate in soggetti con dipendenza da internet.

L’utilizzo eccessivo della tecnologia può essere una soluzione inconsapevole a diversi tipi di difficoltà nella vita reale. Alcune caratteristiche individuali sono state associate al rischio di sviluppare una dipendenza da internet o da smartphone. Alcuni studi hanno segnalato rischi elevati per soggetti con forme di autismo ad alto funzionamento, ad esempio. Per molte di queste persone la tecnologia rappresenta una fonte enorme di conoscenze negli ambiti settoriali di interesse e rischia dunque di ricevere un super-investimento. L’utilizzo eccessivo di questi strumenti può riempire il vuoto che deriva dalle difficoltà a livello socio-relazionale, creando una sorta di stabilizzazione, di falso equilibrio, che porta a forti crisi quando viene ad essere interrotto. Anche l’ADHD è stato correlato alla dipendenza da internet e, in modo ancora più chiaro, da gaming. La struttura stessa di alcuni giochi, con “l’incentivo a raggiungere il livello successivo’, è estremamente attraente per ragazzi dipendenti dalla ricompensa. L’esposizione eccessiva alla tecnologia è stata correlata anche a un peggioramento sintomatologico nei bambini e negli adolescenti con ADHD, e alcuni dati preliminari segnalano effetti cognitivi della stessa.

Il “modello rappresentativo” generato dalle tecnologie

Le tecnologie portano allo sviluppo di capacità cognitive secondo un “modello rappresentativo”: la modalità di approccio al reale si modifica, non si sa più come si deve fare una cosa ma come si deve chiedere a uno strumento di farla. L’utilizzo del tablet da parte di un bambino, essendo interattivo, modifica la modalità di accedere al reale e dunque permette un tipo di apprendimento profondamente differente. Questo si riflette sull’allocazione delle risorse cognitive. Non sappiamo più come farlo ma dove trovare le istruzioni per farlo. La tecnologia implementa quindi alcune forme di apprendimento e alcune competenze cognitive a discapito di altre.

“La presenza ubiquitaria della tecnologia provoca quella che potremmo definire come una vera e propria sovra-stimolazione sensoriale”, spiega Mencacci. “I ragazzi sono sempre esposti a micro-stimolazioni attraverso gli smartphone. Alert, messaggi, like tendono a creare uno stato di allerta, con conseguenze che si riscontrano sull’attenzione, sulla memoria e sui ritmi del sonno. Quasi il 90% dei ragazzi riferisce di aver sperimentato il fenomeno della ‘vibrazione fantasma’ ovvero del falso allarme di ricezione di un messaggio sul cellulare”. La tecnologia spinge verso l’implementazione di modalità attentive differenti. Abbiamo necessità di maggior flessibilità e rapidità. Diversi studi segnalano come vi sia una maggior tendenza al multitasking, che favorisce un’attenzione maggiormente diffusa ma comporta una tendenza al peggioramento delle performance. Anche la sola presenza di un device potenzialmente attivo è collegata ad un allungamento dei tempi di completamento di un compito, in quanto si verifica uno stato di allerta che ci porta a controllare il telefono più volte anche in assenza di reali segnali.

Fonte: Dire

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